La pittura                          back

 

Era una giornata calda dell’estate del lontano 19……e Tullio, nella piazzetta di Casale disse:”si va a dipingere qualche bell’angolino di Casale? Si passa il pomeriggio rilassati,  ci si mette seduti ad un fresco e si fa un bel quadro”. Eravamo tre o quattro, salvo il vero, e tutti acconsentimmo commentando che era stata una bella idea. Io, in verità, non avevo mai dipinto e poi ero un ragazzo con tante idee si, ma senza pennelli e tela. “Te la presto io la tela” disse Tullio, “un 40X50 spero che ti basti”. “E i colori?” aggiunsi io. “Ti presto anche quelli”. Partirono tutti per andare alle loro case a prendere il materiale per dipingere; io rimasi in piazza ad aspettarli. Dopo una ventina di minuti arrivarono, chi prima e chi dopo. Andammo davanti al municipio per dipingere il campanile civico di Casale. La sera alle venti, praticamente all’ora di cena, i quadri erano terminati. Una sudata che non vi dico. Si doveva stare al fresco per rilassarsi ed invece si stette tutto il pomeriggio al sole. Finalmente il mio primo quadro ( anche se la tela era di Tullio e io credo di non avergliela mai restituita). Ero contento, sporco di colore ma contento. Diciamo la verità, non era un’opera d’arte ma in quel momento credevo di aver dipinto un bel quadro. Te la puoi immaginare la bellezza di un quadro di un ragazzo che dipinge per la prima volta. Io insisto nel dire ancora oggi che qualcosa di particolare c’era. Era sicuramente diverso dagli altri, non perché gli altri sapessero dipingere ed io no, ma perché il soggetto (il campanile) nella tela era rappresentato in maniera non fotografica, non reale, ma un po’ naif. Nessuno rise, anzi, mi fecero i complimenti (era ed è la prassi). In seguito, meditai sull’evento. Pensai che fosse bello continuare a dipingere, farsi un po’ d’esperienza sui colori, osservare altri pittori per apprendere la tecnica e studiare pittura su qualche libro. Così feci, dipinsi vari quadri e tutti mai fotografici, sempre alla mia maniera. “Ti sembra che io dipinga ragazzotte e ragazzotti un po’ scemi? Che ne dici Rita?” Rita è mia moglie. Lei sta zitta. Un quadro però,  l’ha preteso in regalo, con la paura che lo vendessi. Ora si trova appeso ai muri di casa insieme agli altri e guai a chi lo tocca. Dice a tutti che è di sua proprietà e ne va orgogliosa. Sinceramente credo che le piacciano i miei quadri, anche perché li tiene volentieri attaccati al muro e li spolvera con piacere. Quanti siamo, in definitiva, ad apprezzare la mia pittura? Per ora in due? Non scherzare Ugo, lo sai che da Firenze in su ce ne hai venduti tanti. Purtroppo nessuno è profeta in patria.